osdir.com
mailing list archive F.A.Q. -since 2001!



Subject: testo di: per la guerra ci vuole il fisico -
msg#00298

List: politics.activism.neurogreen

Mail Archive Navigation:
by Date: Prev Next Date Index by Thread: Prev Next Thread Index

(avevo dimenticato di aggiungerlo)

Per la guerra ci vuole il fisico

Interrompendo le relazioni con la comunità scientifica statunitense, Daniel Amit ripropone il tema del rapporto fra scienza potere militare

18 settembre 2003

Pietro Greco

Il più drastico è stato Daniel Amit, fisico statistico in forze all'Università La Sapienza di Roma, che nello scorso mese di aprile, mentre le truppe alleate entravano a Baghdad, ha deciso di interrompere una quarantennale collaborazione con la Physical Review E, rivista dell'American Physical Society e di troncare ogni rapporto ufficiale con la comunità scientifica statunitense.

Ma il malessere è piuttosto diffuso nella comunità scientifica internazionale. Molti rilevano, insieme ad Amit, non solo che gli Stati Uniti stanno edificando la loro iperpotenza militare sull'alta tecnologia e sulle nuove conoscenze scientifiche, non esitando, come in Iraq, a usarla per intero sul campo. Ma anche che una parte consistente della comunità scientifica statunitense partecipa attivamente e, a differenza dal passato, senza molti se e senza molti ma alla costruzione di quell'iperpotere.

Insomma ciò che rilevano Daniel Amit e molti suoi colleghi è che l'intreccio tra scienza, politica e militare negli USA è più stretto e pervasivo che in passato. Tanto da rendere corresponsabile la comunità scientifica statunitense o, almeno, una sua parte consistente della realizzazione e dell'uso di armi micidiali.

Il disagio manifestato da Daniel Amit in maniera così clamorosa solleva una domanda antica e, tuttavia, drammaticamente attuale: qual è (quale deve essere) il rapporto tra scienza e guerra? Qual è (quale deve essere) oggi il rapporto tra la comunità scientifica statunitense e un'amministrazione - quella di George W. Bush - che fonda sulla forza ipertecnologica delle armi la sua strategia di sicurezza e, sembra ad alcuni, la sua strategia politica complessiva? Per rispondere a queste domande occorre chiedersi se quella di Amit e di molti suoi colleghi sul coinvolgimento degli scienziati nella nuova dottrina militare dell'amministrazione Bush sia un'analisi fondata. Molti fatti inducono a ritenere di sì. Soprattutto dopo l'11 settembre, una parte cospicua della comunità scientifica statunitense, la più grande e ricca del mondo, si sente "embedded", coinvolta direttamente, nella politica di sicurezza della nazione. Due esempi chiariranno quanto e come.

Lo scorso anno un gruppo cospicuo di riviste scientifiche statunitensi (ma anche inglesi), su sollecitazione delle autorità politiche, ha deciso di darsi un regolamento che, per ragioni di sicurezza, avrebbe limitato la libera circolazione delle conoscenza scientifica in settori considerati delicati. Il fine dichiarato era impedire che quelle conoscenze potessero essere usate da gruppi terroristici contro gli Stati Uniti. Molti osservatori hanno considerato quella decisione un eccesso di zelo politico.

L'altro esempio viene dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, il tempio dell'innovazione tecnoscientifica, dove pochi mesi fa è nato l'Institute for Soldier Nanotechnologies, un istituto dedicato allo sviluppo delle nanotecnologie con lo scopo, sostiene il suo direttore, il chimico Ned Thomas esperto di scienza e tecnologia dei materiali, di "incrementare la protezione e la sopravvivenza dei soldati di fanteria usando le nanoscienze e le nanotecnologie". E già si parla di "tute invisibili", corazze leggere e imperforabili, scarponi avveniristici per creare intere divisioni di guerrieri invulnerabili come l'omerico Achille. Per fare tutti questo gli scienziati dell'Institute for Soldier Nanotechnologies potranno contare nei prossimi cinque anni su fondi molto generosi: 50 milioni di dollari stanziati dal governo federale e altri 40 milioni messi a disposizione di privati.

I due esempi dimostrano che il crescente coinvolgimento della comunità scientifica "civile" statunitense in progetti di sicurezza nazionale è evidente. E, sostiene Daniel Amit, sempre meno critico. Pochi sanno opporsi al crescendo di pressioni politiche e di lusinghe finanziarie.

Che cosa devono fare gli scienziati di tutto il mondo di fronte al coinvolgimento di una parte sempre più rilevante dei colleghi statunitensi nella costruzione dell'iperpotenza militare? La scienza, sostiene Daniel Amit, non può rimanere neutrale. Gli scienziati responsabili devono fare una scelta e interrompere i rapporti con le istituzioni scientifiche USA.

La scelta non avrebbe precedenti nella storia delle relazioni scientifiche tra paesi democratici. E, infatti, molti colleghi contestano il linea di principio non tanto l'analisi, quanto la proposta di Amit. Gli scienziati possono avere tutte le visioni politiche che credono e possono legittimamente avversare la politica degli Stati Uniti, sostiene per esempio Martin Blume, il direttore della Physical Review E. Tuttavia devono compiere ogni sforzo "per tenere separate le differenze politiche e sociali dalla partecipazione alla ricerca scientifica e dalla comunicazione della scienza. Lo sviluppo della conoscenza scientifica ha bisogno che si trascendano le differenze politiche e sociali tra gli scienziati".

L'argomento usato da Blume non è affatto banale. Il rischio che il conflitto politico entri nella comunità scientifica e la frammenti in comunità ideologiche o nazionali è gravissimo. Tanto più se le istituzioni scientifiche non sono corresponsabili in alcun modo delle politiche dei governi nei paesi in cui risiedono. Insomma, perché prendersela con la Physical Review E se a sbagliare sono George W. Bush e la sua amministrazione?

Tuttavia Blume non risponde all'altro tema di fondo sollevato da Daniel Amit: il crescente coinvolgimento di una parte consistente della comunità scientifica statunitense nella costruzione della potenza militare nazionale. Da un punto di vista politico si può giudicare in diverso modo questo coinvolgimento, criticandolo e approvandolo. Ma il mero fatto che questo marcato coinvolgimento esista rompe la (pur imperfetta) dimensione neutrale della scienza e crea disagio in molte coscienze. Riproponendo in una nuova variante il tema antico della responsabilità sociale della scienza. Un tema decisivo nell'era della conoscenza. E delle guerre preventive.


?@?@?@?@?@
NEUROGREEN
ecologia mentale, attivismo sociale
X sovvertire l'europa zerozero
http://liste.rekombinant.org/wws/subrequest/neurogreen


Thread at a glance:

Previous Message by Date:

Re: Future Combat Systems

Per la guerra ci vuole il fisico: questo e il testo di uno scienziato, Daniel Amit, che ha deciso di interrompere la sua collaborazione con la rivista Physical Review E. Non credo il problema sia sapere immediatamente cosa abbiano in testa quelli che lavorano nelle prime fasi di ricerca di un programma. Questa parte viene regolarmente prima confutata in fase di sviluppo, poi in fase di progettazione, produzione prototipo e poi ancora seriale. La sua prima volta nella realtà effettiva rimanda ad ulteriori modifiche. Dunque puoi immaginare in mano a quante persone finisce la conoscenza di un programma. Allora il problema non sta nel non possederla, ma nel non farsene nulla anche quando si sa. Diciamolo chiaramente, noi sappiamo molte cose e, anche per quelle minime, non siamo in grado di incidere. Allora che si parla a fare? In ogni caso gli scienziati/e contro la guerra hanno adottato un loro codice deontologico, alcuni hanno collaborato con i lavoratori delle industrie belliche su vari livelli, insomma ognuno fa la sua parte. La teoria senza i dati empirici non combina nulla, l'esperienza senza il supporto teorico altrettanto. Teniamo presente che non siamo in una era di profonde scoperte scientifiche, tutto quello che di quasi fantascientifico si legge in realtà è vecchio. E per di più spesso fallibilissimo. Alberto Mazzoni ha scritto: Alcune considerazioni 1) Le ricerche di punta della industria militare americana attraversano 3 fasi, in ordine cronologico: a) non ne sa niente nessuno se non quelli che ci lavorano b) il Darpa (maledetti) ne parlano negli atti pubblici quindi se uno vuole cercare trova c) viene svelato alla plebe via media quindi se questo progetto aberrante e' arrivato alla fase c) vuol dire che i robot sono gia' praticamente pronti (e chissa' quali mostruosita' sono in pentola nella fase a)) 2) La cosa che mi fa incazzare e' che gli studi sugli swarm sono bellissimi e sono tipicamente stati fatti da scienziati fricchettoni come me per analizzare i comportamenti dei banchi di pesce (ricordate?), le citta', le api, nel mio caso i neuroni, ma volendo anche i metodi decisionali non gerarchici (ne parla anche Toni in Moltitudine) etc. Risultato? Quelle merde del Darpa ci fanno delle macchine assassine. Certo, il nostro grado di coinvolgimento e' volendo minore (perche' piu' indiretto e "involontario") rispetto agli scienziati che sono direttamente finanziati dal darpa per applicare le nostre teorie alla guerra, ma io cosa devo fare? Bruciare i risultati dei miei esperimenti? Possibile che, come diceva Girighiz di Lunardi, ogni invenzione venga usata come un ordigno? Non riesco a risolvere questo problema, questo non poter essere creativo senza essere complice. bye Al ?@?@?@?@?@ NEUROGREEN ecologia mentale, attivismo sociale X sovvertire l'europa zerozero http://liste.rekombinant.org/wws/subrequest/neurogreen

Next Message by Date:

nuovi arresti in brasile

Giro così come mi è arrivata... RIO DE JANEIRO, 22 junho 2005-06-22 Il CARP, Comitato Assistenza Rifugiati Politici ancora una volta lamenta l'attitudine revanscista e persecutoria delle autoritá italiane, impegnate in un'ennesima ed inutile caccia alle streghe, questa volta contro la persona di Pietro Mancini, arrestato questa mattina, dalla polizia federale brasiliana su richiesta dell'Interpol italiana, mentre lavorava nel suo studio di produzione audiovisuale. Sociologo, negli anni 69-77 il piú giovanne dirigente della FLM (Federazione Lavoratori Metalmeccanici) e collaboratore della rivista Rosso, insieme ad altri intelettuali tra cui Toni Negri, Pietro Mancini é naturalizato brasiliano, vive da 25 anni a Rio de Janeiro, é sposato ed ha una figlia, di 24 anni. Il CARP invita tutti i democratici e le organizzazioni legate ai movimenti dei diritti umani a partecipare alla mobilitazione per la liberazione immediata di Pietro Mancini e per la sua non estradizione, come giá abbiamo fatto vittoriosamente nei casi di Achille Lollo, Pasquale Valitutti e Luciano Pesina. Il Supremo Tribunale Brasiliano ha giá dimostrato nei tre casi precedenti il suo profondo senso di giustizia e independenza, rifiutando all'unanimitá le richieste di estradizione dell'Italia di Berlusconi, un paese che non ha ancora trovato la capacitá e la volontá di risolvere politicamente i suoi problemi riguardanti gli anni settanta, con un'amnistia come é successo in Brasile, e in tanti altri paesi . Denunciamo lo squallido tentativo delle 'veline' della polizia italiana di presentare Pietro Mancini come un "terrorista pericoloso", cercando in questo modo di influenziare l'opinione pubblica brasiliana. La storia di Pietro Mancini non é differente da quella di altre persone che in tutto il mondo in questi ultimi anni hannno continuato pubblicamente a lottare per lo stesso sogno di migliorare la societá. CARP maurizio 'gibo' gibertini http://www.cortesconta.it - Corte Sconta Dance company http://www.marte-webtv.net - Magazzino d'arte estemporanea (video e contenuti multimediali) http://www.lachambre.it - Laboratorio d'arte e comunicazione creativa http://www.giboscity.it - Controinformazione http://www.thiasos.it OThiasos TeatroNatura ?@?@?@?@?@ NEUROGREEN ecologia mentale, attivismo sociale X sovvertire l'europa zerozero http://liste.rekombinant.org/wws/subrequest/neurogreen

Previous Message by Thread:

sun system - giovedi' - al parco Baravalle

SUN SYSTEM Giovedì 23 giugno 2005 - l'uscita numero 6 del Sun System ? al parco Baravalle di via Tabacchi(quartiere Ticinese) - dalle 18.00 fino all'esaurimento delle batterie... PROGETTO DI EDUCAZIONE SOCIALE ALLE ENERGIE RINNOVABILI E ALL'USO CONDIVISO, RICREATIVO E TOLLERANTE DEGLI SPAZI VERDI PUBBLICI nome progetto: SUN SYSTEM (anche detto ATTACCO SOLARE) artefici: Roberto (aka Scuba Shark) e Paolo (aka Sun Engineer) promotori: ShaKe & neurogreen SUN SYSTEM è il primo soundsystem italiano a energia solare. I raggi del sole (anche in presenza di nubi) vengono catturati da 10 pannelli fotovoltaici flessibili per una potenza totale di 200 watt che vanno ad alimentare un impianto DJ munito di cd mixer e composto da (4 speakers, 2 woofers, da 300 watt), e a ricaricare 10 batterie a tampone (a gel) per l'erogazione notturna di energia, una volta che il sole è tramontato. per info: 02/58317306 SHAKE EDIZIONI vle Bligny, 42 20136 MILANO tel/fax +39/02/58317306 www.decoder.it www.shake.it Se non vuoi piu' ricevere nostre informazioni, invia una e-mail a: info@xxxxxxxx ?@?@?@?@?@ NEUROGREEN ecologia mentale, attivismo sociale X sovvertire l'europa zerozero http://liste.rekombinant.org/wws/subrequest/neurogreen

Next Message by Thread:

nuovi arresti in brasile

Giro così come mi è arrivata... RIO DE JANEIRO, 22 junho 2005-06-22 Il CARP, Comitato Assistenza Rifugiati Politici ancora una volta lamenta l'attitudine revanscista e persecutoria delle autoritá italiane, impegnate in un'ennesima ed inutile caccia alle streghe, questa volta contro la persona di Pietro Mancini, arrestato questa mattina, dalla polizia federale brasiliana su richiesta dell'Interpol italiana, mentre lavorava nel suo studio di produzione audiovisuale. Sociologo, negli anni 69-77 il piú giovanne dirigente della FLM (Federazione Lavoratori Metalmeccanici) e collaboratore della rivista Rosso, insieme ad altri intelettuali tra cui Toni Negri, Pietro Mancini é naturalizato brasiliano, vive da 25 anni a Rio de Janeiro, é sposato ed ha una figlia, di 24 anni. Il CARP invita tutti i democratici e le organizzazioni legate ai movimenti dei diritti umani a partecipare alla mobilitazione per la liberazione immediata di Pietro Mancini e per la sua non estradizione, come giá abbiamo fatto vittoriosamente nei casi di Achille Lollo, Pasquale Valitutti e Luciano Pesina. Il Supremo Tribunale Brasiliano ha giá dimostrato nei tre casi precedenti il suo profondo senso di giustizia e independenza, rifiutando all'unanimitá le richieste di estradizione dell'Italia di Berlusconi, un paese che non ha ancora trovato la capacitá e la volontá di risolvere politicamente i suoi problemi riguardanti gli anni settanta, con un'amnistia come é successo in Brasile, e in tanti altri paesi . Denunciamo lo squallido tentativo delle 'veline' della polizia italiana di presentare Pietro Mancini come un "terrorista pericoloso", cercando in questo modo di influenziare l'opinione pubblica brasiliana. La storia di Pietro Mancini non é differente da quella di altre persone che in tutto il mondo in questi ultimi anni hannno continuato pubblicamente a lottare per lo stesso sogno di migliorare la societá. CARP maurizio 'gibo' gibertini http://www.cortesconta.it - Corte Sconta Dance company http://www.marte-webtv.net - Magazzino d'arte estemporanea (video e contenuti multimediali) http://www.lachambre.it - Laboratorio d'arte e comunicazione creativa http://www.giboscity.it - Controinformazione http://www.thiasos.it OThiasos TeatroNatura ?@?@?@?@?@ NEUROGREEN ecologia mentale, attivismo sociale X sovvertire l'europa zerozero http://liste.rekombinant.org/wws/subrequest/neurogreen
blog comments powered by Disqus

Home | News | Sitemap | FAQ | advertise | OSDir is an Inevitable website. GBiz is too!