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Non è
tutto Telethon ciò che luccica?
Telethon, la maratona televisiva a favore
della ricerca sulle malattie genetiche nell'edizione del 2004, la
quindicesima, ha superato l'ennesimo record superando i i 26 milioni e
mezzo di euro, superiore a quella dello scorso anno, che si era fermata ai
25.260.495 euro. Un successo dal doppio valore, dichiara Telethon in un
comunicato diffuso attraverso il sito web Telethon.it, proprio per il
contesto in cui è stato ottenuto e perché dimostra che, anche se con meno
risorse a disposizione, i cittadini non hanno alcuna intenzione di
rinunciare alla speranza nella ricerca scientifica e che Telethon rimane
un punto di riferimento
affidabile. Se la solidarietà è un atto
da apprezzare indiscutibilmente, così come l'aiuto alla ricerca che di
aiuti ha tanto bisogno, è possibile che tutto sia così bello, solare e
senza incrinature? Ebbene no. Ci sono delle voci fuori dal coro che hanno
voluto vedere se dietro i lustrini, gli sponsor e la bontà sia tutto da
apprezzare a scatola chiusa. Non ci riferiamo tanto ai ricercatori
precari che interrompono la maratona di Telethon nella serata di venerdi,
trasmessa da Rai Uno chiedendo per la ricerca più investimenti pubblici e
meno elemosina, ricordando che mentre Telethon chiede ai cittadini di fare
beneficenza per la ricerca scientifica, il governo Berlusconi taglia i
finanziamenti alla ricerca e blocca l'assunzione di nuovi ricercatori.
D'altronde per i precari, le elemosine di Telethon sono ''meritorie'',
anche se sono definite solo il secchiello con cui si intende svuotare un
oceano. C'è qualcuno che affronta la questione Telethon ancora più di
petto. Si tratta di Giovanni Paolo Vanoli, dottore Naturista, laureato in
Scienza della Nutrizione negli USA, giornalista, pubblicista, direttore
responsabile di diverse testate, editore per 38 anni, conferenziere,
ecologista, biblista, filosofo, si occupa da 40 anni di Medicine
Alternative Naturali che attualmente pratica ed insegna in Italia ed
all'estero. Ecco quanto comunicato da Vanoli attraverso la sua
newsletter degli iscritti al sito Mednat.org, di cui è curatore, a
proposito di Telethon, con la quale si raccolgono dei commenti contro
corrente sulla maratona televisiva a favore della ricerca: ''Vi siete
mai chiesti quanto di quel denaro vada ai malati = NULLA; tutto va a
coloro che lavorano in questa nuova e recente azienda che promuove studi e
paga centri e ricercatori, con le offerte raccolte, che cercano di trovare
nuove "molecole" e quindi farmaci che vengono poi prodotti e venduti a
caro prezzo ai malati, che non hanno mai visto un soldo da quella azienda,
ma che alle volte, si vendono anche la casa per pagare le "cure " dei loro
familiari ammalati... magari dai vaccini.....che generano mutazioni
genetiche trasmissibili alla prole che poi somatizzano malattie
rare....che poi questa azienda tenta di ricercare le cause .....che ben si
conoscono......ma che non si devono dire.....altrimenti la ricerca sulle
malattie rare....non rende piu'..... ! Ecco come si chiude il cerchio su
se ste$$o..??. Essi, come il Ministero della ?salute? e l'ISS, sono al
corrente di questi dati.'' Questo è il testo del "Comunicato Stampa"
inviato a tutta la stampa italiana ed ai vari ministeri, nel mese di
Dicembre del 1995, dal presidente dell'Associazione Universo Bambino e che
è passato in totale sordina:
L'Associazione Universo Bambino di
Bari, comunica: "Lo studio presentato dal Dott. Massimo Montinari,
Medico Chirurgo, Presidente dell'Associazione Universo Bambino, è riferito
a 48 pazienti che si sono rivolti alla sua Associazione dopo essere stati
ricoverati presso numerosi Centri Ospedalieri nazionali e stranieri;
questi sono stati selezionati da ben 186 malati, affetti da patologie del
SNC (Sistema Nervoso Centrale), osservati nel periodo Apr/94 -
Ott/95. Nella storia di ogni paziente si documentava l'insorgenza di
segni clinici relativi al SNC ed apparato digerente, in concomitanza o
immediatamente dopo la somministrazione di vaccini (anti polio Sabin e
Salk, Difterite-Tetano, anti morbillosa, Difterite, Tetano, Pertosse, anti
TBC). La proposta di studio è riferita alla valutazione del quadro
immunitario dei pazienti ed al ruolo dell'immunogenetica nella diagnosi di
patologie ad eziopatogenesi spesso dubbia ed handicappanti; l'attento
studio del braccio corto del Cromosoma 6 dell'uomo, la caratteristica
genetica e l'azione di virus a DNA in soggetti sottoposti a
vaccinoprofilassi in età pediatrica, ha consentito di valutare una
caratteristica ricorrenza di alleli nel quadro genetico di tutti i
pazienti sottoposti a vaccinoprofilassi e insulto da virus a DNA ". (By
Universo Bambino) P.S. oggi (fine 2004) il dr. M. Montanari ha in cura
oltre 2.800 bambini, ragazzi, militari, medici, paramedici, rovinati dai
Vaccini ed il loro numero continua ad aumentare?.ma si continua a
vaccinare per creare il mercato dei malati, tanto c'e' Telethon??.che
risolve i problemi??'' ''I vaccini - precisa Vanoli - producono
mutazioni genetiche, anche sul cromosoma che controlla il sistema
immunitario; queste mutazioni sono trasmissibili alla prole, infatti negli
ormai piu' di 2.800 soggetti analizzati ed in cura dal 1996 al 2004, tutti
presentano le stesse caratterische famigliari, di mutazioni (provenienti
dai vaccini (tossine metalli tossici, sostanze cancerose,
ecc.,entrocontenute) + amalgame dentali, per il loro contenuto di
mercurio) che dal nonno-nonna, dal padre-madre, passano al nipote che
alcune volte (slatentizza) cioe' ricevendo la mutazione sommata alla sua
vaccinazione lo porta a somatizzare la malattia ereditata. Per cui il
senso e' stato quello di informare gli organi di stampa e quelli preposti
alla salute sui Gravi Danni dei Vaccini. ''
Vivisezione televisiva
Ad attaccare Telethon c'è anche Davide Ranzini, di
Italy.peacelink.org: ''Dietro la facciata di un buonismo televisivo
benevolmente ipocrita e un po' cialtrone, recitato da una mediocre parata
di "stelle" del mondo dello spettacolo arruolate all'uopo, quale tipo di
ricerche e quali risultati concreti sono stati ottenuti fino ad oggi, con
le generosissime offerte di centinaia di migliaia di telespettatori? E'
stato un successo senza precedenti il dicembre scorso, l'ultima maratona
Telethon per la raccolta dei fondi destinati alla ricerca sulle malattie
genetiche. La manifestazione televisiva si è chiusa con una raccolta
record di oltre 25,2 milioni di euro, due in più dell'anno scorso. "E'
segno che l'Italia comincia a capire. Il mio sogno è far tornare nel
nostro paese centomila ricercatori", ha dichiarato una raggiante Susanna
Agnelli, presidente della Fondazione Telethon; "E per centrare
quest'obiettivo, abbiamo bisogno di molte maratone come questa, e abbiamo
tutta l'intenzione di riuscirci", ha aggiunto il direttore di Telethon,
Niccolò Contucci. "Dalla sua prima apparizione televisiva italiana nel
1990, Telethon che nasce negli Stati Uniti a metà degli anni sessanta, ha
avuto un costante e crescente successo. Nel 1991 è stato pubblicato il
primo bando di concorso per finanziare progetti di ricerca sulle distrofie
muscolari. Nel 1992 il Comitato Promotore Telethon, con una modifica al
proprio statuto, ha aperto le porte alla ricerca su tutte le malattie
genetiche di origine ereditaria. Ed infine nel 1995 è nata una Fondazione,
come ente dedicato esclusivamente alla gestione delle iniziative di
ricerca di Telethon. Ma dietro la facciata di un buonismo televisivo
benevolmente ipocrita e un po' cialtrone, recitato da una mediocre parata
di "stelle" del mondo dello spettacolo arruolate all'uopo, quale tipo di
ricerche e quali risultati concreti sono stati ottenuti fino ad oggi, con
le generosissime offerte di centinaia di migliaia di telespettatori?
Innazitutto Telethon sovvenziona moltissime ricerche, per le quali
vengono spesi ogni anno parecchi milioni di euro, che coinvolgono animali,
soprattutto topi transgenici, ossia manipolati geneticamente, ai quali
vengono indotti in modo del tutto artificiale i sintomi della malattia
studiata. In sostanza viene riprodotto un sintomo "simile" a quello sotto
studio ma le cui cause sono assolutamente diverse, e che si manifesta su
una specie del tutto differente da quella d'interesse umana. Esistono così
ad esempio: topi malati di Alzheimer, di Sclerosi Multipla, di diabete o
meglio di analoghi di queste patologie, ma che gli animali non
conoscerebbero per natura se non grazie all'uomo che le induce
sperimentalmente in soggetti altrimenti sani. Una prassi quindi basata
su un errore metodologico che lo stesso Giulio Cossu, direttore del Centro
per le Cellule Staminali dell'Istituto San Raffaele di Milano, e coinvolto
in un progetto di ricerca sulla distrofia muscolare finanziato da Telethon
involontariamente ammette, in una intervista (www.uildm.org), affermando
che: "Ci sono vari problemi molto grandi ancora da affrontare e da
risolvere. Il primo è quello che un uomo ha dei muscoli di gran lunga più
grandi di quelli di un topo e quindi, per poter ricostituire l'intera
massa di un quadricipite umano non servirà più mezzo milione di cellule,
ma probabilmente ne servirà un miliardo! In questo senso, noi non siamo
ancora in grado di crescere le equivalenti cellule umane, soprattutto se
prelevate dai pazienti, fino a raggiungere quei numeri. E' proprio a tale
scopo che stiamo studiando i mesoangioblasti umani, ma non conosciamo
ancora di queste cellule le stesse cose che abbiamo imparato su quelle del
topo: e potremmo avere delle brutte sorprese, come ad esempio che le
cellule umane non crescano tanto quanto quelle murine (modello di topo
ndr). Potremmo quindi averne poi in numero insufficiente". E ancora:
"Mentre i topi sono tutti immunologicamente identici ? come fossero dei
gemelli monocoriali - non è così per gli uomini". Dunque si può dedurre da
queste asserzioni come in realtà qualsiasi specie animale diversa
dall'uomo non possa assolutamente essere considerata un suo modello e
qualsiasi ipotesi sperimentale nella ricerca non possa essere confermata o
confutata sulla semplice base di un'analogia, quella appunto tra uomo ed
animale non umano. Ma c'è di più. L'esigenza infatti di creare modelli
geneticamente modificati, conferma in maniera inequivocabile, che fino ad
ora la vivisezione non è stata una pratica scientifica attendibile,
perché, se così fosse, non ci sarebbe la necessità di creare nuovi animali
manipolati, più simili agli esseri umani. Infine, e non certo a margine di
tutto ciò, per molti ricercatori, come da sempre sottolinea il dottor
Stefano Cagno, autore di numerose pubblicazioni su tematiche quali
l'ingegneria genetica, i diritti degli animali e la bioetica e Membro del
Comitato Scientifico Antivivisezionista, la sperimentazione animale: "E'
un metodo economico che permette numerose pubblicazioni e dunque una
rapida carriera universitaria". Nel contempo per i grandi oligopoli del
farmaco presenti sul mercato mondiale con oltre 200.000 specialità
medicinali: "Diventa invece uno strumento malleabile: un punto di forza
quando si tratta di sostenere la validità di un nuovo farmaco, un limite
oggettivamente insuperabile quando un medicinale si rivela dannoso per la
salute e i produttori devono difendersi in tribunale". In tutta
franchezza il valore effettivo degli esperimenti finanziati da Telethon, è
stato fino ad oggi contrassegnato solo "Da una lunga serie di fallimenti
terapeutici!" come ha affermato ancora il direttore del Centro per le
Cellule Staminali dell'Istituto San Raffaele, il luglio dello scorso anno,
su "Il Sole 24ore". Nonostante ciò la ricerca proseguirà ancora in
questa direzione, anzi Telethon ha annunciato il via a un'altra campagna:
il finanziamento di esperimenti per la rigenerazione dei muscoli umani che
nei prossimi due anni saranno condotti da un team dell'Università La
Sapienza di Roma. Questa volta i modelli sperimentali saranno dei
mammiferi superiori, cioè cani. In realtà non si tratterebbe della
prima volta che il cosiddetto miglior amico dell'uomo viene impiegato
negli studi sulla distrofia muscolare. Anche su di lui come per i topi,
proprio per questa patologia ci si è accaniti a sperimentare anni
addietro, senza però arrivare mai a risultati concreti. Adesso si decide
di riprovarci. "Ma se i cani sono simili all'uomo -si domanda il dottor
Cagno - perché allora per anni sono stati utilizzati roditori?" e "Perché
si è sperimentato su animali manipolati geneticamente mentre ora invece si
afferma di volerlo fare su animali non transgenici?". Cagno conclude: "La
verità è che impiegando un metodo sbagliato si procede a casaccio e si
sopravvive grazie a roboanti dichiarazioni che regolarmente vengono
smentite nel tempo. La sperimentazione animale è una pseudoscienza che ci
dà dei risultati sicuri solo dopo averli verificati nella nostra specie
che diviene perciò la vera cavia, e poi, se la vivisezione avesse un
valore scientifico, perché la legge imporrebbe prima di commercializzare
un prodotto la sperimentazione anche sulla nostra specie?".
Anche
la LAV interviene nel dibattito riguardo agli esperimenti sugli animali
(tratto da Varesenews.it). «Non siamo contro la ricerca, nè contro
Telethon. Tuttavia dobbiamo dire che il finanziamento dato dal comune di
Busto non andrà a progetti specifici; ricadrà invece "a pioggia" anche su
quei rami della ricerca che si ostinano ad infliggere immotivate
sofferenze agli animali». È intransigente Francesco Caci, leader degli
animalisti bustocchi della LAV, quando si tratta degli animali e del loro
diritto di non soffrire per mano dell'uomo. Nè teme l'impopolarità che gli
deriverà sicuramente dal criticare un progetto da tutti considerato
eccellente e necessario come Telethon. Ma dopo l'adesione del Comune
di Busto Arsizio all'importante progetto, rivolto a curare gravi malattie
di origine genetica, la LAV sente il dovere di mettere i puntini sulle i.
«All'interno di Telethon è possibile scegliere i progetti da finanziare, e
ve ne sono molti che non prevedono esperimenti su animali» continua Caci.
«Ciò che chiediamo è semplice: che il Comune di Busto, già impegnatosi per
porre fine alla vivisezione presso l'Università dell'Insubria, si impegni
a vincolare i suoi finanziamenti a Telethon a ricerche che non comportino
crudeltà contro gli animali. Se del caso, Busto ritiri i fondi già
stanziati, in modo da non finanziare la vivisezione. Peraltro, già l'anno
scorso uscimmo sulla stampa con questi argomenti, ma evidentemente abbiamo
trovato orecchie sorde o dimentiche del nostro richiamo». Il contrasto
fra chi vorrebbe tutelare anche topi e cavie da ogni sofferenza e chi
sostiene che il loro "sacrificio" sia indispensabile pe far progredire la
medicina è ormai radicato e antico. A sostegno delle proprie tesi, la LAV,
nel duro comunicato stampa con cui critica l'adesione "senza se e senza
ma" di Busto a Telethon, cita l'inutilità scientifica di questo genere di
esperimenti. «Ogni specie reagisce in maniera diversa alle sostanze con le
quali viene a contatto» ricorda la LAV. Spietato il giudizio degli
animalisti su chi compie queste sperimentazioni e sui suoi moventi. «Le
aziende farmaceutiche utilizzano i test su animali perchè con essi possono
dimostrare quello che vogliono, mettendo sul mercato farmaci inutili alle
persone ma proficui per i propri azionisti. Per quanto riguarda i
ricercatori, le loro carriere si basano sul numero di pubblicazioni
prodotte; e solo grazie agli esperimenti sugli animali essi ne possono
produrre parecchie in brevissimo tempo». E ancora, a rincarare la dose:
«Gli istituti di ricerca annunciano periodicamente "eccezionali scoperte",
ad esempio topi paralizzati che riprendono a camminare. Ma quando si
chiede se la tecnica utilizzata sia applicabile agli esseri umani, la
risposta è negativa, salvo poi aggiungere di essere vicini all'obiettivo:
«altri cinque anni e cureremo gli uomini!». Così si chiedono altri soldi
ai cittadini, e dopo cinque anni i ricercatori o non si fanno più sentire
e cambiano progetto (chiedendo soldi per le nuove ricerche), oppure
rilanciano: «stavolta ci siamo vicinissimi, dateci ancora contributi per
altri cinque anni!». Un bel business, insomma. Sulla pelle degli animali e
sulle lacrime dei familiari dei malati, truffati dai "falsari della
scienza"».
http://it.news.yahoo.com/041221/136/31xpb.html |