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Re: il futuro di un'europa senza radici: msg#00040

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Subject: Re: il futuro di un'europa senza radici

bifo ha scritto:
> In questo modo la costruzione europea è rimasta un esperimento
> di ingegneria istituzionale, e di integrazione finanziaria,
> ma non ha potuto divenire movimento culturale. [...]
> Nei prossimi anni avremo più liberismo e più nazionalismo insieme.

Questo è vero fino a un certo punto, ma non interamente. Mentre
participavo negli ultimi anni a vari movimenti attivisti europei,
mi sono trovato in presenza di molte persone che parlavano più
lingue europee (e altre), che conoscevano bene almeno due paesi e
si interessavano di questioni politiche e economiche regionali e
mondiali, che avevano insomma una cultura più europea che nazionale.
Forse mi dirai che queste persone rappresentano una piccola
minoranza. Però mi pare che, grazie all'apertura delle frontiere
all'interno dell'Europa, ci debba essere molte altre persone che,
senza essere attivisti né comporre un movimento culturale, hanno
studiato o lavorato all'estero. Mi sembra che Londra, dove abito,
sia diventato un capitale del cosmopolitismo. Vi si trovano tante
persone che si sono esiliate un po' per curiosità, per provare a
vivere in un altro modo. Sebbene io non abbia visto indagini
sull'argomento, mi chiedo appunto se non ci sono quindi in realtà
sempre più europei che ritengono il nazionalismo sbagliato.

> Il venir meno dell'universalità illuminista ha aperto la strada
> al dilagare delle appartenenze. Unica difesa di fronte all'assolutismo
> del capitale è rimasta la forza dell'appartenenza etnica, nazionale,
> religiosa.

Pur essendo d'accordo con la maggior parte del tuo articolo, penso
che l'universalità illuminista sia piuttosto un punto debole
dell'umanesimo. Questa pretesa all'universalità impedisce all'Europa
di accettare la presenza di altri sistemi di valori; lo dimostra
la questione del "foulard" in Francia. L'idea che gli abitanti
di una sola regione del mondo, con la sua particolarità storica
e geografica, possa elaborare un modo di pensare e un insieme di
principi fondamentali che valgano per tutti gli esseri umani in
tutti i tempi, mi pare assurdo. Bisogna piuttosto rinnovare il
pensiero umanista per addatarlo ad un mondo pluralistico.

> Nel "Discorso sulla dignità dell'uomo" del 1492 Pico della
> Mirandola diceva che l'originalità dell'essere umano sta proprio
> nella sua mancanza di essere. L'umano è il non definito, è lo
> spazio di un progetto aperto il cui soggetto è l'intrapresa
> intellettuale, tecnica, produttiva.

Questo mi pare un punto di partenza molto più promettente
dell'universalismo settecentesco.

Da un po' di tempo sto cercando di abbozzare qualche pista
etica e politica a partire di un'osservazione analoga (purtroppo
solo in inglese per ora):

http://www.open-organizations.org/view/Main/EthicsAndSocialTransformation

Ben



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