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l'infanzia di Calderoli: msg#00033culture.internet.rekombinant
Il ministro Calderoli è la prova empirica del fallimento del dispositivo che regola gli attuali giochi linguistici che sviluppano la nozione vigente di democrazia. Il fatto che all'indomani della sua richiesta di castrazione chimica, o "chirurgica" come si è affrettato ad aggiungere con un piacere che traboccava dalle telecamere, tra le proteste nessuno abbia chiesto le sue dimissioni è indicativo: se ne fa una questione di "civiltà" del proponente non di messa in crisi del dispositivo istituzionale e discorsivo che i Calderoli li produce. Perchè Mr. Calderoli non è un essere biologico che è già reperto archeologico o un frammento di passato che si ostina ad esistere nel presente: è uno dei prodotti conseguenti della stessa nozione di opinione pubblica post-ideologica, post-partitica. Si può dire che è un frutto conseguente della teoria dell'agire comunicativo: ha come interlocutore privilegiato il "mondo della vita" dell'interazione face-to-face territori pedemontani e si rivolge continuamente all'opinione pubblica -depurata da tempo dall'orpello dei partiti di massa- parlando degli argomenti che essa stessa produce nell'interazione dal basso nei treni, delle chat e delle discoteche (tra una pasticca e l'altra, così c'è anche l'aspetto lisergico). E' postideologico nel senso che è proprio grazie alla dismissione, si spera temporanea, dell'antifascismo non solo può permettersi di stare al governo, e dire cose che neanche Almirante si sognava dall'opposizione, ma anche di parlare. Perchè si sa che nella società postideologica tutti possono dire di tutto tanto, come nel libero mercato, l'ordine del discorso collettivo naturalmente regola ogni fenomeno verso la democrazia. Ma è facendo analisi sulla personalità autoritaria di Calderoli che veniamo a contatto con il profilo socio-antropologico che persone come lui contribuiscono a sviluppare profittando più o meno consapevolmente delle teorie postideologiche della legittimazione. Browning in Uomini comuni (1992) classifica i soggetti potenzialmente fascisti presenti nelle nostre società quelli, insomma, che dovrebbero essere scomparsi con la "fine delle ideologie". Stiamo parlando, come da titolo, di "uomini comuni", pre e post ideologici il cui comportamento si rifà ad idealtipi presenti nel profondo delle nostre società non ancora o non più regolati dalla politica. Browning parla di soggetti potenzialmente fascisti quando si manifestano in maniera conclamata l'"aggressività nei confronti dei gruppi esterni" che si risolve nella "ossessione per il potere e la durezza" in un contesto psicologico di "proiettività" ovvero la "disposizione a credere che eventi selvaggi e pericolosi accadano nel mondo". Qui è significativo notare come l'odontotecnico Calderoli, classe 1956, non sia passato dalla politica degli anni '70, per coltivare le proprie pulsioni aggressive, ossessive e proiettive nel privato postpolitico dei primi anni '80 per contribuire a farle emergere nella scena pubblica con gli anni '90 sotto la oramai nota forma dell'ideologia dell'aggressività continua nei confronti degli immigrati, dell'ossessione per le soluzioni dure e spettacolari (fino all'ebbrezza della richiesta pubblica della castrazione),della pulsione proiettiva e collettiva dell'evento catastrofico degli extracomunitari che "rubano il lavoro", "stuprano le donne", "vengono a comandare a casa nostra" che culmina nelle rappresentazioni padane dello scontro tra civiltà. La legge del taglione esplicitamente invocata da Calderoli via tg dal rango di ministro, e non da quello di caso umano, è l'esito neotribale di un dispositivo di discorso pubblico che ne ha legittimato il percorso socio-antropologico e quello istituzionale. La resistibile ascesa della Lega, un partitino del 5% nelle zone di superlavoro e bassa scolarizzazione di questo paese, a soggetto egemome dell'agenda setting del dibattito politico istituzionale infatti ha molto a che vedere con l'inconsitenza di questo dispositivo di discorso pubblico incapace di riprodurre una ramificazione del discorso politico dal basso che non sia l'enciclopedia leghista delle pulsioni . Ma la questione stringente non è solo quella che dietro la regolazione del discorso politico secondo il dispositivo della "fine delle ideologie" ci sta Calderoli come frutto di un percorso storico. Stringente è anche la questione di quanto sia riproducibile o meno quella personalità autoritaria che, come nel caso dell'aspirante castratore, faccia il passaggio dall'impolitico al politico, dal latente al pubblico. Secondo Adorno la personalità autoritaria emerge in chi "non è in grado di ribellarsi" e di conseguenza si identifica con "le figure autoritative" per poter scaricare aggressività sui più deboli. Dovrebbe suscitare qualche seria riflessione interna alla teoria politica il fatto che le nostre società producono milioni di precari per i quali l'impossibilità di ribellarsi coincide con gli imperativi della sopravvivenza. Proprio questi precari possono, quando questa impossibilità di farsi valere nel privato diventa insostenibile, identificarsi sempre di più con i Calderoli: ci sono le condizioni materiali, simboliche e mediatiche perchè questo avvenga. E qui dovrebbe anche suonare come indicativo il fatto che le reazioni di massa, quotidiane, anonime di milioni di precari vadano nella direzione di un sostanziale consenso nei confronti del corpo di discorsi alla Calderoli e ben oltre il bacino elettorale della Lega. Basta fare un pò di osservazione partecipante nelle metropolitane, nei forum in rete, nei bar e nei pub delle province, nella visione quotidiana dei tg da parte di una famiglia. Certo, siamo ancora lontani dal processo che ha portato l'Arbeitlos (disoccupato) nazionalsocialista ad essere bestiale e violenta negazione dell'Arbeiter (lavoratore) comunista. Ma l'infanzia di Calderoli rischia di non essere solo una questione privata del passato di un signore nel nord Italia che usa un ruolo politico in funzione pulsionale-esibizionista. Rischia di essere il nostro presente: ovvero l'elaborazione di un rinnovato passaggio collettivo di consenso e di investimento libidinale nei confronti delle personalita' autoritarie di tipo politico. Un qualcosa di diverso e più pericoloso del berlusconismo che, rivolgendosi ad altra base materiale, ha sempre usato l'ideologia dell'intrattenimento e del successo piuttosto che quella dell'aggressione pulsionale. Riflettiamoci, prima che il rischio diventi probabilità, prima che l'ideologia politica del successo lasci il passo a quella legittimata dagli insuccessi privati di milioni di persone. E questo prima di trovarsi, oltre al problema in se', anche davanti a chi dice che tutto è alimentato dagli "opposti estremismi", formula liquidatoria del politicismo che, per natura, della società comprende solo gli spostamenti di potere che lo alimentano. mcs |
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