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dall'astensione una nuova politica delle élites?: msg#00023culture.internet.rekombinant
Il referendum del 12-13 giugno marca, se lo si vuol vedere, un compiuto spartiacque nelle modalità politiche di legittimazione degli impianti normativi e del comportamento dei ceti politici di questo paese. In questo senso sbagliano sia quelli che sottovalutano la portata del referendum nell'agire politico di questo paese sia quelli che danno per scontata e gia' avvenuta la costituzione di questo spartiacque restando poi nel generico. La vittoria delle élites vaticane, e delle lobby di pressione cattolica, avviene infatti in maniera molto differente rispetto ai fenomeni di cui rappresenta una vera e propria controrivoluzione: In questo senso, guardiamo all'enorme politicizzazione dal basso che ha accompagnato la vittoria fronte divorzista nel '74 e confrontiamola con lo svuotamento delle piazze e l'occultamento informativo della materia referendaria che ha accompagnato la vittoria "per l'embrione" da parte delle lobby neoclericali: i dispositivi di neutralizzazione dei conflitti e spoliticizzazione degli attori sociali sono infatti alla base della compiuta rivincita della concezione elitaria della politica di questo paese, una sorta di caduta di Bisanzio dopo la lenta erosione dell'impero romano secondo. E la vittoria in questo referendum è, per le gerarchie vaticane, qualcosa di molto diverso dalla crociata del '48 avvenuta nella mobilitazione delle masse: oggi nello sfruttare il proprio potere di pressione, sommato a quello ricavato facendo forza sull'inerzia dell'astensione, il ceto ecclesiastico e quello politico cattolico diventano lobby di pressione imprescindibile per tutte le combinazioni di schieramento parlamentare. Il muoversi di una élite nel silenzio e nel disinteresse, e in meccanismi elettorali che favoriscono il notabilato (come il maggioritario), ha generato un potere di interdizione politica per le élites cattoliche di gran lunga maggiore rispetto alla presenza reale nella società. Il che è perfettamente in linea con una concezione "azionaria" della democrazia, dove i voti che contano sono quelli dei personaggi che pesano come nei consigli di amministrazione, e anche con una postmoderna: come negli Stati Uniti al massimo di differenziazione sociale corrisponde l'esternalizzazione delle pratiche governamentali a lobby compatte, aggressive e bigotte altro che il mondo algido e sofficemente libertario della fine delle ideologie. E' la ricaduta sul piano degli schieramenti politici di quella che viene chiamata, dagli studiosi di quel luogo dell'innovazione nelle forme del potere che sono le pratiche securitarie, "governo dell'eccedenza": la legittimazione dei dispositivi governamentali non avviene così per estrazione intensiva nel consenso lungo tutto l'arco della popolazione ma per creazione di uno spazio procedurale dove governano le élites che, per rimanere tali, favoriscono la spoliticizzazione estesa e diffusa. La popolazione oltre ad essere eccedente al lavoro e alle possibilita' di effettiva cittadinanza lo diviene compiutamente anche sul piano politico. A differenza delle strategie governamentali del Welfare, dove il potere politico faceva leva ad esempio sullo sviluppo dell'alfabetizzazione di massa, le tecnologie di governo neoliberali tendono ad escludere dalla sfera politico spesso e volentieri persino nuclei altamente professionalizzati magari quando eccedono la prestazione tecnica. Il referendum del 12-13 giugno, che esalta un nuovo protagonismo delle élites ecclesiastiche e delle lobby di potere cattoliche, è quindi uno spartiacque che mostra compiutamente come il profilo del nuovo potere in Italia sia la particolare espressione di una forma politica della governamentalità oramai diffusa in occidente. Negli Usa ci si alterna a governare in pochi, in UK il blairismo governa con il 35% di poco più della metà dei votanti e in Italia grazie alla campangna "per la vita" le gerarchie cattoliche si candidano ad essere il modello della forma politica elitaria a venire. La scomparsa delle organizzazioni di massa, il persistere di variopinte quanto inservibili forme "leggere" della politica cosiddetta di movimento fanno da corollario ad un fenomeno il cui superamento richiederà dolore e tragedie mcs |
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