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[3x] referendum: cambiare idea: msg#00022culture.internet.rekombinant
From: riccardo.paccosi@xxxxxxxxxxx To: rekombinant@xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx Subject: Re: [RK] cambiare idea Date: Sat, 11 Jun 2005 17:52:38 +0200 Io vorrei solo fare dei ringraziamenti. Sono uno che sarebbe comunque andato a votare sì ma, non potendo occuparmi di tutto, i temi dei referendum non erano in cima alle mie preoccupazioni. Adesso, invece, mi ritrovo ad esortare e rammentare ad ogni mio conoscente di andare assolutamente a votare. Premesso il massimo rispetto per tutti/e coloro che si sono impegnati/e in questi mesi per il sì, io devo invece dire grazie a Ruini, a Ratzinger, a Pezzotta, a Bobba e - più di tutti - a Rutelli. E' stato grazie a queste persone che la posta in gioco è apparsa chiara anche a chi, come me, stava seguendo distrattamente la vicenda. Ed è soprattutto grazie a queste persone che ora esiste - per reazione - una vaga possibilità di raggiungere il quorum. Una posta in gioco che non è solo italiana ma riguarda tutto l'emisfero occidentale. Il tentativo di rivincita delle religioni monoteiste sull'Illuminismo. Un tentativo che - come auspicato a febbraio dall'allora cardinale Ratzinger - potrebbe trovare l'oscurantismo cattolico e quello islamico alleati. Alleati - aggiungo io - al fine di farci precipitare in un Medioevo tecnologico, in una società dominata da Dio-Padre e dai suoi ministri, una società non più meramente "di controllo", bensì neo-disciplinare. Avete sentito degli attacchi dei gesuiti e di Azione Giovani ai banchetti referendari? Forme di aggressività di cui io non ho ricordo qui in Italia su questi temi ma che, invece, sono la norma negli Stati Uniti. Ma nella mentalità di sinistra c'è l'incapacità di dire che la cultura islamica è reazionaria ed è per via dei "fratelli migranti"; c'è l'incapacità di aggredire i disegni egemonici della Chiesa cattolica perché, in fondo, ci si vorrebbe alleare con lei come ai tempi di Genova... E, così, il Medioevo avanza. Perché se osservo i neocons, se osservo la Chiesa, se osservo il jihadismo, allora capisco che la parola "sinistra" e la parola "strategia" sono definitivamente disgiunte. Spero che lunedì - con un eventuale raggiungimento del quorum - questo mio pessimismo possa avere una parziale smentita. ---- From: "raffaele ibba" <raffaele.ibba1@xxxxxx> To: <rekombinant@xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx>, "franco" <frcilli@xxxxxxxxxx> Subject: Re: [RK] cambiare idea Date: Sat, 11 Jun 2005 16:52:09 +0200 References: <5.2.1.1.2.20050511145926.00c0e8a0@xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx> <1116075180.4285f4ac7f7fb@xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx> <a06200707bece5e9e13bd@[10.0.1.152]> <001501c56e92$eaa59d50$422adc54@f271004> ho spedito all'indirizzo di posta del volantino per l'astensione inviato alla lista questa posta, che invio anche a voi. ciao raffaele ibba care amiche, ho letto di recente in vari luoghi le vostre inziative sul referendum e la vostra posizione sull'astensione. Ho avuto (tramite la lista di RK cui sono iscritto) il vostro volantino e questo indirizzo. Questo referendum, e le cose politiche a lui connesse, mi ha disturbato ed angosciato non poco e per questo vi scrivo. Per sfogarmi. Vi rigrazio per la pazienza che avrete a leggermi. Avete ragione su moltissimi punti, specie sulla opposizione alle pratiche industriali sul corpo della donna e sulla procreazione. Ma ci sono alcune distinzioni da fare. Distinzioni urgenti ed importanti. La prima è distinguere nettamente la scienza e le sue pratiche da quello che fa l'industria. Lo so che è difficile, data la mistura terribile tra i due aspetti oggi dominante. Ma bisogna farla ed imporla. Specie nei campi delicatissimi delle scienze cognitiviste, biogenetiche e mediche, dove si lavora moltissimo a cose molto diverse e dove ben poco è uguale (cioè dello stesso tipo e livello). Una battaglia in questo campo va fatta, ma va fatta solo ed esclusivamente con nomi e cognomi, e non in generale. Chi fa cosa, dove la fa, con quali mezzi la fa, attraverso quali metodi. Una battaglia necessaria, che bisogna fare, per salvare quel prezioso patrimonio di saperi e di possibilità di sapere che è la scienza. La seconda cosa è anche più necessaria, ma molto più delicata e dura. Ci sono temi che una maggioranza politica eletta democraticamente in un regime parlamentare NON può affrontare. E non può affrontare perchè sono temi che riguardano direttamente i bisogni umani più elementari. Quella sfera di cose che attengono ai diritti umani. Su cose di questo genere non esiste - per me, ma non solo per me, credo e spero - alcuna possibilità di decidere a maggioranza. Anzi, in queste situazioni le posizioni minoritarie sono, quasi sempre, le più sensate e le più corrette - sempre dal punto di vista della inviolabilità della vita umana (e non solo umana, vorrei aggiungere)individuale, in quanto esperienza irripetibile. Da qui nasce la mia contrarietà a questa legge. Questa legge nasce, infatti, da una impostazione ideologica, da una scelta opportunista (si tocca questo tema per avere consensi politici da utilizzare oltre questo tema), con modalità assolutamente ambigue, con un scelta della normativa del tutto indifferente a ciò che essa comporta di contradditorio e di errato - cioè dire "A" in una legge e lasciare "NON A" in un'altra legge, o stabilire per legge qualcosa che è impossibile stabilire in via di fatto, come l'identità personale dell'embrione. A questo fascio di contradditorietà e di opportunismi dico no, votando sì al referendum e niente affatto per lasciare via libera a pratiche spudorate e menzognere, come quelle delle fecondazione assistita la cui falsità, ipocrisia e indifferenza alla individualità ed alla personalità della vita ho sperimentato da vicino nel corpo di mia moglie, qui a Cagliari, osservando le azioni di due "luminari" del corpo femminile e delle sue esperienze. Astenersi significa lasciare via libera a queste cose. Eliminare le norme significa imporre una discussione, imporre di nuovo una discussione. Infine vi mando una poesia. Poichè scrivo anche poesie, che mando in giro nella rete e che nascono da emozioni, come quella che mi ha spinto a scrivervi. Il titolo della poesia (importante in questo caso) è Verità tre. ciao raffaele ibba cagliari Senti che è carne tua carne che cresce che sale importante, dominante, minore all'annuncio alla tua decisione di essere pianta di essere seme di essere ventre ventre di donna che cresce di carne sapere di corpi è cosa di donne sapere di cose che crescono al corpo che escono e nutrono perdendosi fuori sapere la vita dentro escrementi saperla reale dentro i dolori di essere bella anche se non sei bella sapendosi oggetto di essere oggetto buco di desiderio altrui dominante padrone sapere di annunci è cosa di donne sapere di angeli eccessivi ai tuoi fianchi sapere di voci che gridano zitte sapere i cadaveri di corpi di figli sapere il sapere di rassettare i morti per farli più belli al loro ultimo andare sapere di vita è cosa di donne è sapere di nulla, sapere minore scienza di poco, scienza senza potere scienza che cresce soltanto al tuo ventre lentamente come corpo nel corpo che sei corpo che sei e tu sai non è tuo corpo che è vita altra che vive; soltanto nel vento che sale al mio mare soltanto nel suo gioco fazioso di furie si sente, talvolta in notti d'estate, il grido silente di corpi di fame l'urlo laconico dei tuoi doppi corpi urlanti di fame il tuo che contiene il tuo corpo non tuo e che chiede che semplice chiede soltanto di amare. ---- From: ipertesta@xxxxxxxxxxx To: rekombinant@xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx Subject: contributo da Trento sul referendum (uno dei perchè ai quattro si) Date: Sun, 12 Jun 2005 21:44:08 +0100 User-agent: Mozilla/5.0 (Windows; U; Windows NT 5.1; it-IT; rv:1.6) Gecko/20040113 Posto un contributo prodotto all'interno del dibattito promosso dal gruppo Fecond/Azione di Trento. *Avevamo un ovulo. In tante lo abbiamo fecondato.* * * Sono senz'altro molte le questioni che entrano in gioco con il Referendum del 12, 13 giugno 2005, e questa molteplicità abbiamo cercato, come gruppo */Fecond/azione,/* di restituirla alla cittadinanza attraverso i nostri documenti e dibattiti che hanno affrontato il nodo dei quesiti da diverse angolazioni. Fra le molte questioni, oggi abbiamo scelto di condividere una riflessione sul corpo femminile. Tenteremo di individuare come una certa cultura maschile che affonda le sue radici in una storica relazione di non riconoscimento ed esclusione dell'Altra metà del cielo, pratica e simbolica, sia il principale nemico che si annida dietro la Legge 40 e il corpo delle donne con i suoi desideri l'oggetto principale di questo attacco. La vittoria del sì al Referendum (e ovviamente il raggiungimento del quorum) si sta ponendo ormai come il territorio di difesa di spazi di libertà e democrazia guadagnati dalle donne negli anni Settanta, il punto nodale in cui decantano le parole, i concetti che come tali sono stati (e sono) anche pensieri sui quali tanto si è ragionato: prima di tutto /autodeterminazione della donna/, /il diritto di scelta/. (Impegnarci per vincere questa battaglia significa, secondo me, far vivere di nuovo i nostri corpi conoscendoci, ascoltandoci, riconoscendo le differenze, nutrimento indispensabile per crescere in consapevolezza, bellezza. Come è stato secondo me per il gruppo */Fecond/azione/*. Vincere il Referendum significa riaffermarle, farle diventare di nuovo *corpo *nei dibattiti, negli incontri fra donne, nella politica, farle uscire dagli armadi e dai mucchi di panni da stirare). La questione del Referendum, secondo noi è da inserire in un contesto problematico ben più ampio di quello dell'embrione e in un contesto sessuato, non neutrale come si vorrebbe far credere. Qualcuno ha giustamente osservato che i gruppi organizzati sostenitori della Legge 40 sono composti quasi solo da uomini. Appunto. Solo chi aderisce alla cultura patriarcale può sentire continuamente minacciato il suo potere simbolico e pratico, e interpreta come una sconfitta cocente gli spazi di libertà che le donne hanno storicamente maturato nelle loro vite private, nella vita pubblica, a volte attraverso la segretezza del voto. Apro una breve parentesi su questo. Predicare l'astensionismo equivale a far passare il messaggio che chi andrà a votare voterà Sì, e quindi chi è per il no, non andrà a votare. Ve lo immaginate cosa questo significhi per il piccolo paese del Trentino dove una persona per recarsi al seggio dovrà attraversare l'unica piazza del paese dove solitamente si affaccia la Chiesa dell'unica scuola elementare? Si può ben dire allora che l'astensionismo si configura come una forma di controllo sociale, molto moderna e sottile. Si parla dell'embrione, di cellule staminali, di ovociti, mai di noi donne, del pensiero femminile che già da tempo ha elaborato riflessioni su di sé, sulla maternità, sul lavoro di riproduzione. Questo pensiero femminile ha sempre concepito il corpo delle donne come entità imprescindibile dal suo desiderio e dalla sua volontà. Chi sostiene la legge 40 e dunque il no ai quesiti referendari considera il corpo femminile come "ambiente", incubatore", "utero" corpo sul quale la cultura patriarcale ha deciso di esercitare il suo controllo attraverso quello sulla procreazione. Questo non da oggi. Di queste esperienze e della storia delle donne il Parlamento italiano (a maggioranza maschile) che ha votato la Legge 40 non ne ha tenuto in alcun conto. Con questa legge noi donne siamo private di soggettività e dunque anche di soggettività politica essendo considerate _solo corpo senza desiderio, senza volontà, senza la capacità di saper decidere responsabilmente. _A chi sostiene i no non va bene che noi donne ci scegliamo autonomamente il nostro presente, raccontano che il potere di procreare non appartiene alle donne. Noi rispondiamo che non di potere si tratta, bensì di diritto. Nella battaglia per la tutela dell'aborto e per il divorzio, per le quali i movimenti delle donne si sono spesi, questo "diritto" era anche declinato: la tutela della possibilità di interrompere la gravidanza non scelta all'interno di strutture pubbliche con garanzia di sicurezza sanitaria, l'informazione sui metodi contraccettivi, non ultimo il diritto all'autodeterminazione: permettere ad una donna di scegliere quando e con chi avere un figlio, certo. Maternità libera e consapevole, possibile all'interno di una relazione. Questa possibilità verrebbe meno se non vincesse il quesito relativo al "diritto dell'embrione". Inoltre, non si può ridurre la capacità materna del corpo femminile ad unico modello di genitorialità. La genitorialità in una società complessa come questa attuale, non è più circoscrivibile alla coppia madre - padre - figlio con analogo dna, bensì deve potersi estendere a diversificati modelli. Torniamo alla Legge 40. Prima che essa venisse approvata, i movimenti delle donne avevano chiesto che fosse scritta una "legge leggera", una regolamentazione che definisse limiti e aspetti pratici dell'esperienza. Invece, il Parlamento ha varato una legge pesantissima, sanzionatoria su questioni di principio, etiche facendo diventare legge di uno stato laico principi religiosi, dunque di parte. _Una legge contro noi donne, contro il nostro desiderio di maternità, la nostra libertà di scelta e la nostra salute_. La Legge 40 (PMA) è un attacco al diritto all'autodeterminazione di noi donne affermatosi con la definizione della soggettività femminile (e non solo utero) nel corso degli anni Settanta, un attacco alle capacità di scelta libera e responsabile delle donne. E' una legge scritta contro le donne, contro il loro corpo e la loro salute come dimostra il quesito sul reimpianto obbligatorio degli ovociti fecondati, senza analisi preimpianto e sottoponendo la donna a continui trattamenti ormonali per le successive ovulazioni. Allora, forse sarebbe più corretto dire che il nostro corpo non è per niente assente nel dibattito attuale, ma presente, solo che ricondotto al ruolo di oggetto su cui il potere medico, politico e religioso tenta nuovamente, su un versante più sofisticato e complesso, di controllarlo. Probabilmente anche la debolezza politica dei movimenti delle donne in Italia ha legittimato il dilagare di una cultura patriarcale che in un Parlamento composto quasi solo da uomini ha facilmente attecchito. La legge 40 ha ridefinito autoritariamente lo spazio e i soggetti che erano stati già nominati e definiti dalla politica delle donne nel corso del dibattito sulla 194. Riprendiamoci questo diritto definitorio votando 4 sì al referendum. A chi considera la Legge 194 una Legge troppo permissiva e riconoscente alle donne il "potere" decisionale sulla loro maternità, ricordiamo che la Legge sull'interruzione volontaria di gravidanza è intervenuta sulla terribile piaga della realtà delle mammane, degli aborti clandestini, oltre che affermare il diritto di interrogarsi liberamente su un percorso di maternità. (Prima di tutto sul significato della sessualità, sul come evitare di restare incinte). Parlando della Legge 40 abbiamo inevitabilmente parlato di Legge 194. La sconfitta al Referendum farebbe emergere la contraddizione di una Legge, la 40 che parla di diritti del concepito e la 194 che fa prevalere il diritto della madre senza la cui volontà e desiderio la potenzialità di quella nascita resterebbe tale. Una legge che pretende di stabilire quando dar vita alla vita come e chi devono esserne gli attori, senza chiederglielo, è una legge autoritaria. Chi ha scritto la Legge 40 è evidentemente contro la Legge sull'interruzione volontaria della gravidanza non scelta, ed è là che tenta di trasportare acqua, ossigeno e astensionismo. Una legge cattiva contro le donne, colpevoli di non voler rinunciare al loro desiderio. Vorremmo concludere rivolgendoci a tutti/e gli indecisi, ai sostenitori del no, ma anche ai sostenitori del sì, poiché anche i sì non sono omogenei, esistono delle differenze. Il nostro sì ai quattro quesiti assume un significato diverso dal sì dei medici e scienziati che in quanto a controllo sul corpo femminile e sua medicalizzazione ci sarebbe molto ancora da dire. Ma, aldilà delle differenze, proponiamo di andare a votare perchè così il desiderio e la volontà di ogni donna sarebbero rispettati: si potrà scegliere se usufruire della procreazione medicalmente assistita o no, si potrà scegliere la strada dell'adozione o la strada di non avere figli, o la strada di concepire una maternità più simbolica. Con la vittoria dei 4 sì al referendum ci sarebbe spazio per tutte. Ci sarebbe una legge più leggera, come le donne avevano chiesto. Senza crudeltà. Con rispetto. Trento, giugno 2005 Nella Pingitore, gruppo Fecond/azione. Diritto di scelta -------------------------------------------[ RK ] http://www.rekombinant.org http://www.rekombinant.org/support http://liste.rekombinant.org/wws/subrequest/rekombinant |
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