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San Precario spinge Esc: msg#00111

culture.internet.rekombinant

Subject: San Precario spinge Esc

Roma 30 novembre
Apparizione di San Precario nel quartiere di San Lorenzo

Studenti e precari, devoti di San Precario e della Immacolata riappropriazione,
hanno liberato uno spazio vuoto da molti anni, probabilmente destinato a nuove
speculazioni (supermercato?).
Si è trattato e si tratta di una forma di generalizzazione dello sciopero che
poco ha a che fare con chi scrive lettere con Montezemolo e rilancia, di fronte
alla spregiudicatezza catastrofica delle destre, con l'arroganza della
concertazione, con la difesa "senza frontiere" solo di chi è già garantito.
Lo spazio occupato si chiama Esc (Eccedi Sottrai Crea), si trova in Via dei
Reti 15 e vi invita oggi alle 18 per un aperitivo di presentazione, chiaramente
offerto dalla mano generosa di San Precario, e domani alle 16 per un'assemblea
pubblica di movimento per entrare nel vivo dei progetti e dei temi che
qualificano questa nuova occupazione: reddito, accesso ai saperi e alle
tecnologie, libera circolazione della cultura e della conoscenza in genere,
desiderio e pratiche del "comune".

Esc (Eccedi Sottrai Crea)



Quando la condizione di precarietà si fa insopportabile?.

Quando il desiderio di conoscenza è bloccato dalla misura e dalla proprietà?.

Quando la buona vita non si vede all?orizzonte?



Spingi Esc



Esc è un tasto del tutto particolare: serve ad uscire da una situazione di
stallo, da una condizione infelice, da un loop mentale, da una prigione
dell?animo, da una nevralgia.

Serve ad uscire, e basta. Uscire per strada, uscire dai rapporti di lavoro
precari che ci abbrutiscono, uscire dall?università, uscire nelle piazze.
Respirare aria nuova.

Serve a quando il bombardamento spettacolare di segni e immagini ha saturato il
nostro campo percettivo, e il problema non sta nel cambiare canale, ma nel
cambiar vita.

Serve a fare sciopero dell?attenzione.

Esc è un tasto del tutto particolare: serve a vedere le cose da tutta una nuova
angolazione. Serve a vedere che non c?è nessun motivo perché le cose vadano
come vadano, se non quello di riprodurre il potere dei pochi sui molti. Serve a
vedere che questo non è assolutamente il migliore dei mondi possibili, anzi, a
dover scegliere fra mondi, è uno dei più scadenti. Serve a vedere che non solo
un altro mondo è possibile, ma che c?è già, va semplicemente aiutato a
crescere: c?è nelle lotte, c?è nei comportamenti di condivisione dei saperi,
c?è negli atteggiamenti di rifiuto di una precarizzazione che dal lavoro si
estende alla vita intera, c?è negli esercizi del comune. Ma chi ha detto che
non c?è?

Esc è un tasto del tutto particolare: serve a sottrarsi da una condizione di
separazione, frammentazione, individualità che non permette al corpo sociale di
esprimere la propria potenza di cooperazione. Serve a sottrarsi agli imperativi
della competizione, che viene insegnata come costruzione della propria felicità
sull?infelicità degli altri. Serve a dire che se le strategie di sopravvivenza
sono individuali, quelle della buona vita sono pubbliche, collettive, comuni.
Serve a fare sciame costituente attraverso gli alveari della produzione
metropolitana.

Esc si propone come snodo metropolitano di produzione di soggettività. Insiste
sulla miseria dell?ambiente studentesco, oramai ridotto alla condizione servile
di fabbrica di precarie e precari, per affermare le condizioni di possibilità
di concatenamento politico della questione universitaria con la questione più
generale dei processi di precarizzazione attraverso l?asse trasversale
costituito dalla formazione all?interno dei cicli produttivi della metropoli
postfordista. Insiste sulla miseria della precarizzazione, perché crede che
questo processo sia incarnato da una moltitudine di soggetti che premono per
uscire dall?invisibilità, dall?instabilità, dalla paura e
dall?individualizzazione che questa condizione comporta, ed esprime nelle sue
componenti una tensione alla più ampia mobilitazione attorno agli obbiettivi
che il movimento delle precarie e dei precari si è dato: reddito, liber
tà di condivisione dei saperi, accesso ai servizi di informazione e
comunicazione, mobilità e
alloggio a canoni sociali. Insiste su queste miserie che l?ordine costituito
impone e comanda perché crede che la strada da prendere per uscire da questa
condizione sia quella di intensificare le reti della cooperazione sociale,
quella, per intenderci, che sta sempre sotto alle trasformazioni del vivere,
del lavorare, della formazione, della libera produzione dei saperi, quella che
i nuovi padroni comandano ma non governano, quella che può fare la differenza,
perché è lì che la ricchezza si produce, è lì che la ricchezza vuole rimanere.





Se io fossi a letto sognerei
ma se avessi paura mi nasconderei
e se mai divento pazzo
please don't put your wires in my brain

if

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