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innalzare il livello dello SCONTO: msg#00082culture.internet.rekombinant
perdonate la precedente spedizione, aveva "oggetto" sbagliato! Quanto segue (al fondo di questa breve introduzione) è un'articolo breve destinato al manifesto, mai pubblicato (mah!). Essendo citati più volte nelle pagine del giornale ed essendo la "faccenda" del pomeriggio al centro di una prolungata polemica - la lettera di Feltrinelli, poi le risposte di Sansonetti, Bascetta, Tabucchi, Dominjanni - nonchè di elementi confusi ma minacciosi e duri (l'investigazione è in mano ai Ros) di possibile risposta repressiva, ci sembrava utile dire la nostra. Pur trattandosi di una discussione collettiva, il testo è scritto al singolare, per esigenze proprie della pubblicazione di un articolo. Lo consegnamo alle liste e alla discussione di rete. Come vedete si tratta di una cosa che per dirla con l'antico detto cinese prova a guardare la luna piuttosto che il dito, magari stortignaccolo e imperfetto: c'è qualcuno che ha ancora voglia di guardare la LUNA!?!? I toni degli ultimi interventi ci convincono sempre più del contrario, quasi a dire che tutto ciò che possiamo tirar fuori dal 6 è la polemica tra i soggetti differenti che hanno preparato e fatto l'azione della mattina. A me piace pensare a quanto è accaduto il pomeriggio, invece, laddove a venir meno è stata la determinazione organizzativa di qualcuno e si è disposto in primo piano un comportamento spontaneo, desiderante, non calcolato. Si sà, questa cosa è stata presa in considerazione, con grossa attenzione, soprattutto dal governo: si continua ancora a parlare, riferendosi al pomeriggio, di "saccheggio", non è un caso... Molte critiche, anche giuste, rivolte ai limiti della giornata del 6 (durante l'azione della mattina o riguardo alla comunicazione) cominciano ad assumere carattere ridondante e riduzionistico. A volte di fronte ai limiti bisognerebbe rispondere con la pienezza di nuovi desideri, di proposte più convincenti e spiazzanti: come si costruisce ad esempio una macchina di enunciazione collettiva? Dubito ci sia qualcuno con la risposta in tasca. I colpi a vuoto, la prova e l'errore, in questi casi, sono le risorse migliori che abbiamo. Chi, dopo la critica ai "portavoce" mette il punto, credo aiuti poco la cooperazione o la crescita di tutt@. Bisogna saper dire NO e poi magari anche "potremmo fare, che ne dite di fare così, allora domani ci muoviamo in questo modo per non ripetere gli stessi errori...". Sulla questione del pomeriggio e di Feltrinelli, nonstante, anzi proprio per il fatto che molti di noi forse avranno rogne, riteniamo sia utile aprire un dibattito pubblico in grado di mettere i piedi nel piatto dei temi, delle vertenze non rinviabili: reddito e accesso ai saperi, libera circolazione della conoscenza, no-copyright, formazione permanente. Di questo discuteremo a Scienze Politiche la prossima settimana, mercoledì 24 alle ore 16 (tra poco invieremo una comunicazione specifica, ufficiale, ultima), con diversi ospiti: Bascetta, Bianchi, Virno, Dominjanni, Sansonetti. Quanto prima torneremo ancora su alcune delle questioni del dibattito di rete. Vi chiediamo, intanto, di scusare la nostra attitudine spinozista: al rimando infinito alla "mancanza" - che poi non è altro che un rimando continuo alla purezza - preferiamo la pienezza "volgare e sporca" (pornografica e oscena) della produzione, degli errori, dell'amore e della cooperazione. f. Innalzare il livello dello SCONTO Prendo per buono l?invito fatto dall?articolo (ottimo) di Benedetto Vecchi nelle pagine del giornale la scorsa settimana e provo ad articolare, a comporre una serie di valutazioni che attraversano le aule universitarie in questi giorni. Viene da sorridere ripensando al fatto che qualche centinaio di ?gappisti? (Gap, grande alleanza precaria) abbiano deciso, durante il corteo di sabato 6 novembre, di chiedere il 100% di sconto alla libreria Feltrinelli. Eppure, senza perdere l?ironia di un?azione che ha coinvolto tanti e tante a viso scoperto, con fare affatto cospirativo e con divertita ?voracità culturale?, la faccenda è cosa per nulla marginale, disimpegnata, ne tantomeno un semplice ritorno al passato. Negli episodi della mattina come in quelli del pomeriggio della giornata del 6 ? mettendo al centro innanzitutto il successo della parade - la posta in gioco ha a che fare fino in fondo con il presente e con i caratteri centrali ed irreversibili della forza lavoro e del mercato del lavoro contemporaneo. Non tanto alcuni tratti premonitori degli anni settanta, quanto il dispiegamento materiale di nuove forme di vita, di condizioni generalizzate di precarietà, precarietà che, laddove è la vita per intero ad essere messa in produzione, investe tutti gli aspetti dell?esistenza di ciascuno. Alcuni nodi più di altri però mi interessa affrontare. Da una parte gli oggetti, i ?beni? in questione e quindi, va da se, il terreno di vertenza politica, dall?altra il rapporto tra forme, pratiche e consenso, generalizzazione possibile dei comportamenti. Per quanto riguarda il primo punto, per quanto riguarda cioè gli obiettivi, le azioni simboliche del 6 hanno messo a tema la questione del reddito e del carovita in termini ricchi, per nulla tradizionali. È possibile immaginare ancora una separazione moralistica ed ipocrita tra beni di prima e di seconda o di terza necessità quando ad esser messa in produzione non è più la silenziosa fatica fisica quanto piuttosto il linguaggio, la competenza comunicativa e relazionale, gli affetti di ciascuno? Quello che forse spaventa di più la destra ma anche la sinistra è che quelle centinaia di giovani che spontaneamente hanno fatto irruzione nella Feltrinelli e con assoluta ?delicatezza? hanno portato via, gratuitamente, altrettante centinaia di libri, hanno preso molto sul serio il Libro Bianco di Delors, la centralità della conoscenza e dell?innovazione nei nuovi processi produttivi! L?affermazio ne è semplice: bisogna sapere e comunicare per produrre ed essere all?altezza del mercato del lavoro?...bene (!) allora libri e prodotti hi-tech gratis o per lo meno scontati per tutti e tutte i precari e le precarie! È una affermazione del tutto realistica, pena il vuoto di innovazione e quindi la precarizzazione lavorativa come unica e disastrosa via di salvezza nella competizione globale. Il filo che lega unitariamente le azioni della mattina con quelle del pomeriggio è proprio questo carattere complesso e articolato della battaglia sul reddito e su una nuova griglia di diritti, potremmo dire biopolitici. Diritti che non possono non passare anche per il consumo, proprio perché consumo e riproduzione in generale diventano anch?essi produttivi. Cosa significa consumare e produrre nella società dell?informazione e del lavoro post-fordista? Abbiamo a che fare con due ambiti sempre più coincidenti, laddove è il consumo a produrre stili di vita e comportamenti che continuamente innovano la domanda e riorganizzano la produzione e viceversa. Di fronte a fenomeni come il copyright piuttosto che di ?esproprio proletario? dovremmo parlare di ?esproprio proprietario? fatto, dal mercato e dalle multinazionali, nei confronti della cooperazione scientifica e culturale in genere che per statuto, per ontologia verrebbe da dire, eccede ogni forma di proprietà. Possiamo dire, parafrasando un vecchio motivo, che la proprietà intellettuale è un furto? Direi di sì e fortunatamente non sono il solo e con questo entro nel vivo della seconda questione. Mentre la destra e una parte consistente della sinistra moderata assume toni forcaioli o ricorda ?l?aureo valore? della legalità, c?è un?altra parte della sinistra che pur di non pronunciare ciò che pensa veramente, fa appello con prosa o con parola debolissima al rapporto tra avanguardia e massa, tra azioni e consenso. Da una parte la solita litania che sostanzializza il consenso trasformandolo in una categoria inattingibile di cui solo i partiti, in verità, hanno il polso. Dall?altra l?accentuazione del carattere avanguardistico e separato dai comportamenti di massa. Dico cose banali però se ricordo che le case discografiche, la new economy e la produzione di software proprietario, l?editoria, sanno molto bene, a differenza di Bertinotti & co, cosa significa la diffusione e la generalizza zione di comportamenti quotidiani legati alla copia, al pirataggio, alla gratuità. Mettere in scena in maniera forte questa cosa, significa né più né meno produrre collettivamente un?esperienza individuale comune e fortunatamente dilagante. Le interviste alle cassiere del centro commerciale Panorama fatte dal Corriere, così come le parole di chi ha assistito alla ?spesa sociale? pomeridiana, testimoniano, al contrario delle critiche, quanto il protagonismo ?spontaneo? abbia avuto un ruolo centralissimo. Mentre prendevano corpo azioni e trattative, gran parte dei clienti già spingevano per ottenere lo sconto; mentre si distribuivano dvd piratati tantissimi giovani decidevano di riprendersi una parte importante di ciò che gli spetta, l?accesso alla cultura e ai saperi. Se, per opportunismo, non si coglie questo aspetto non si capisce il perché di tanto accanimento mediatico e repressivo. Il contagio ha agito già in loco e continuerà a farlo, per questo l?accanimento deve essere quanto più esemplare possibile (rapina: avete mai visto fare una rapina a volto scoperto, disarmati e in maniera festosa?). Quanto è accaduto sabato parla di un obiettivo chiaro da parte del movimento, innalzare il livello dello SCONTO, forse è per questo che Bertinotti si tira indietro? Studenti e cognitarie SapienzaPirata_Aula12 ScienzePolitiche Se io fossi a letto sognerei ma se avessi paura mi nasconderei e se mai divento pazzo please don't put your wires in my brain if --------------------------------- Nuovo Yahoo! Messenger E' molto più divertente: Audibles, Avatar, Webcam, Giochi, Rubrica? Scaricalo ora! --- Attenzione! --- Il messaggio conteneva allegati e/o HTML non ammessi in questa lista --- |
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